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U.D.I.E.N.Z.A.

Un Democratico Incontro Etilico Negoziando Zotici Accordi

tratto da “Udienza” di Vàclav Havel
scene e costumi Barbara Veloce
trucco Daniela Luna Esposito
aiuto regia Napoleone Zavatto

adattamento e regia Antimo Casertano

con Antimo Casertano e Sergio Del Prete

“Tra tutti i generi artistici , il teatro è quello più strettamente collocato in un concreto spazio e tempo; vi è incastrato fisicamente: esiste ‘qui e ora’ o non esiste affatto; non può attendere il suo momento e lo spettatore sugli scaffali di una biblioteca,in una galleria d’arte. Vorrei sottolineare la particolare difficoltà in cui viene a trovarsi un drammaturgo privato del teatro, e quindi del ‘qui e ora’ così importante per la sua scrittura. Se un pittore non può esporre o un poeta pubblicare, si trovano naturalmente anch’essi in una situazione difficile. Ma, si tratta di una difficoltà di ordine affatto diverso rispetto alla difficoltà del drammaturgo tagliato fuori dal teatro. Il drammaturgo senza teatro è privato della casa più sua , del terreno in cui cresce il concreto ‘qui e ora’ sociale di cui e per cui scrive, attraverso cui il suo lavoro prende vita e diventa quello che è, di cui vive e in mancanza del quale perderebbe quasi ogni senso. So di che cosa sto scrivendo , perché è precisamente la situazione in cui mi trovo: sono ormai diciassette anni che i miei testi teatrali non si possono rappresentare nella mia patria e, se vengono rappresentati in altri paesi, io da diciassette anni non posso vederli”.

Così scriveva Vàclav Havel nel 1986 in un saggio appassionato dall’eloquente titolo “Lontano dal teatro”, preso in prestito non solo perché Havel scrisse L’udienza quando non poteva veder rappresentate le proprie opere , ma anche come spunto meditativo da cui partire per poter indagare sull’attuale situazione del teatro . L’udienza , scritta in soli due giorni nell’estate del 1975 e ispirata ad una personale esperienza di Havel, ha come tema il rapporto del singolo e della società con il potere. Havel ci presenta un colloquio al tempo stesso realissimo e grottesco: dove il protagonista , un dissidente perseguitato per le sue idee è costretto a guadagnarsi da vivere come scaricatore di barili in uno squallido birrificio. Sarà ricevuto dal “capo del birrificio” alcolizzato da cui dipende tutto il suo destino. In questa “udienza”, vengono messi in evidenza i meccanismi che portano alla repressione delle libertà individuali, che trasformano gli uomini in delatori, vittime e carnefici. Ma anche di quei processi che portano l’individuo ad adattarsi al sistema, senza far nulla per poterlo cambiare dall’interno. Vanèk infatti, l’intellettuale, rifiuta i compromessi fino ad un certo punto
mentre il capo rinuncerebbe volentieri a qualche privilegio garantito dalla sua classe sociale per un po’ di immateriale gloria . L’amara conclusione però, è la consapevolezza e la presa di coscienza che la solidarietà, tra gli individui, è possibile solo sul piano materiale.

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