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Stage di Commedia dell’arte diretto da Fabio Mangolini

Fabio Mangolini, già allievo di Marcel Marceau, con una vasta esperienza in Europa, America e Giappone come attore, regista e insegnante, ha praticato e pratica tuttora la Commedia dell’Arte. Specializzato nei ruoli di servitore, ha insegnato Commedia dell’Arte all’Ecole Internationale de Mimodrame Marcel Marceau di Parigi e in diversi stages internazionali .La conferenza/spettacolo “Il Lazzo della Mosca e altre storie” è stata presentata in Giappone, Stati Uniti, Francia, Spagna, Irlanda, Norvegia, Italia, Belgio, Germania, Cile, Russia, El Salvador sempre con identico successo.Fabio Mangolini è stato per anni insegnante presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Madrid.Attualmente è Coordinatore Generale della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara.
 

Stage tenutosi dal 9 al 14 Gennaio 2012 presso Interno5 Teatro.

Programma dello stage

Metamorfosi dell’attrice/attore

– training corporale e vocale.

– Tecniche di riscaldamento

– Scomposizioni corporali

– Uso della voce e dei risuonatori principali

– La respirazione “efficace”

– “corpo divino” e “corpo carnevalesco”

La maschera e il carattere

– La maschera facciale e la costruzione del corpo e della voce.

– La maschera neutra.

– La “maschera di carattere”.

– La maschera e il pubblico: studio di una relazione privilegiata.

– I gruppi sociali e le famiglie nelle maschere della Commedia.

– Le contro-maschere: gli innamorati e i personaggi femminili

La tecnica e il ritmo della Commedia dell’Arte

– Ritmo, ascolto, intensità. “Entrate” e “uscite” di scena.

– Il “ping-pong”.

– Studio del “grommelot” o “triangolo linguistico.

– Costruzione di un “lazzo”.

– “Contrasto” fra due personaggi.

– Il “terzo entrato” (scene con tre o più personaggi).

Tecniche d’improvvisazione

– Studio della “situazione”.

– Struttura drammaturgica della Commedia dell’Arte.

– Commedia dell’Arte e creazione drammaturgica.

Obiettivi dello stage
Ci si propone:
– di preparare il corpo dell’attrice/attore al lavoro fondamentale sulla “metamorfosi” prima di giungere all’uso della maschera;
– di sperimentare le potenzialità e l’enorme forza della maschera (sia quelle della Commedia dell’Arte che quelle di altre famiglie teatrali) dopo essere passati attraverso la maschera neutra;
– di sperimentare i linguaggi del teatro d’attore che non sono necessariamente legati al prevalente uso della parola;
– obiettivo fondamentale dello stage è di cercare il profondo piacere della scena collegato strettamente al rigore che la maschera comporta.

DUE PAROLE SULLA COMMEDIA DELL’ARTE
“Commedia degli Zanni”, “Commedia dei Buffoni”, “Commedia dell’Arte”. Siamo nella seconda metà del XVI secolo. Gli attori elevano il loro mestiere, fino allora considerato come basso ed infamante, al rango di arte portandolo in pochi anni dalle piazze ai luoghi di potere dell’epoca: le Corti europee.L’arte dell’attore viene riconosciuta, è riconosciuto il professionismo del teatro. Gli attori creano personaggi vicino ai caratteri della gente, rubano dei tipi alla vita quotidiana e li rendono accessibili ad ogni pubblico, li rendono universali e per questo li stilizzano, li rendono grotteschi. Usano per il loro scopo le maschere.È così che la maschera, di cui si trovano le radici nelle feste e nei riti dei Carnevali del Medio Evo, diventa oltre a mezzo grottesco anche strumento, utensile di lavoro, come quello di qualsiasi artigiano. La Commedia dell’Arte, d’altra parte, converte l’attore in artigiano del teatro capace di trasformare i materiali della vita quotidiana in un repertorio da utilizzare sulla scena. La Commedia dell’Arte passerà poi alla storia del teatro ance come “Teatro all’improvviso”. Per anni si darà al termine di “improvvisazione” un significato leggendario, come se tutto ciò che avvenisse sulla scena non fosse altro che il frutto dell’ispirazione dell’attore in un momento di folgorazione drammatica. Niente di più falso. E niente di più studiato e lavorato, addirittura cesellato, dell’improvvisazione dei commedianti del’Arte. Si trattava di vere e proprie partizioni che gli attori si passavano di generazione in generazione quasi fossero degli utensili, gli strumenti dell’arte. Venivano tramandati per “Centoni”. Questi erano una specie di breviari, preziosamente custoditi da ogni attore, contenenti estratti di scene, lazzi, giochi comici, canzoni, da cui gli attori potevano attingere al momento dell’improvvisazione. E il “Centone” di ogni attore si arricchiva nel corso della carriera che si legava indissolubilmente alla vita del personaggio che quell’attore interpretava.Teatro di professionisti uniti in compagnie, sodalizi capaci di resistere nel tempo come “I Gelosi” di cui si hanno notizie per più di cinquant’anni. Ciò significa vitalità di una forma artistica oltre che adattamento a diverse condizioni storiche. Teatro di professionisti e teatro d’esportazione, visto che in pochi anni la Commedia dell’Arte, nata nel triangolo Venezia-Bologna-Milano, viene esportata in tutta Europa con grande successo. Quindi un teatro accessibile ad ogni pubblico, un teatro popolare che va al di là delle barriere linguistiche e regionali.Se un’espressione artistica nasce da un adattamento, da una stilizzazione della realtà, dalla ricerca di un pubblico e dalla necessità di coltivare i suoi gusti, così la Commedia dell’Arte propone dei tipi universali, dei linguaggi semplici e diretti, un teatro popolare che si rende presto universale.
 
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